1844

La canonizzazione

Intanto si rese vacante il canonicato della prebenda di Villaspeciosa (la più misera di tutta la diocesi), piccolo villaggio di circa 400 anime vicino a Decimo, per la nomina del canonico G. B. Montixi a vescovo d'Iglesias. Siccome era risulta regia, l'arcivescovo Marongiu, alla mia insaputa, raccomandò al re perché facesse cadere la nomina sopra di me. Egli, essendo a capo del Magistrato, si avvide che io non era accetto al censore ed altri membri, e profittò di questa occasione per liberarmi da qualunque affronto che mi avrebbero potuto fare. Non placebam satrapis [Non ero gradito ai satrapi], dei quali ve n'erano pure vestiti di rosso.
Quando nel mese di marzo mi fece saper la nomina io ne restai poco contento e voleva rinunziarvi; ma l'accorto prelato mi disse chiaro che egli credeva di avermi fatto un bene; e finalmente mi fece sentire, in confidenza, che io nella cattedra non era sicuro perché alcuni membri mi volevano privare di essa e mandarmi via come "inetto", e ciò perché mi era dedicato invece della teologia e della Bibbia alle "inezie" della lingua vernacola. In allora piegai il collo e nell'ottobre del 1844 presi possesso del canonicato, mio malgrado, perché aborrivo il mestiere di "scaldabanchi". Mi lasciarono nella cattedra finché durò il biennio del Monte di Riscatto e poi mi mandarono via. Eccomi canonico del Duomo, vestito di armellino e di mantelletta, e qui avrei dovuto metter fine all'Iniziazione dei miei studi, conforme l'aforismo canonicatus finis studiorum, ma in me l'aforismo fu smentito col fatto, come dirò nel quinto periodo delle mie iniziazioni. (Da Iniziazione ai miei Studi, 4.8)